Nuovo Radar – Febbraio 2022

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Vegliate!Stay Woke?

«Fate attenzione, vegliate perché non sapete quando è il momento!»: nel discorso escatologico che leggiamo nel Vangelo di Marco (Mc 13,33) risuona questo perentorio invito di Gesù. Il riferimento è al ritorno del Figlio dell’Uomo. In questi due anni di pandemia (preghiamo perché finalmente finisca!) mi è capitato di leggere e sentire
commenti ispirati ad attese escatologiche imminenti. Sono idee che non condivido, perché il Vangelo è chiaro: «se qualcuno vi dirà: “Ecco il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci, perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti».
Ma in questo tempo hanno preso vigore anche nuove ideologie, da alcuni definite “postcristiane”, sempre più pervasive, che sono la perversione di valori di per sé giusti. Come nel caso delle antiche eresie, una verità impazzita fa più danni di una falsità evidente.
Una di queste ideologie, nata negli USA e che si stanno diffondendo in tutto l’Occidente, è il cosiddetto “wokismo”. Trattandosi di un movimento culturale complesso, non è facile descriverlo in modo sintetico. Pur incorrendo nel rischio di fare qualche eccessiva semplificazione, cercherò di esporre sinteticamente quel che ne ho compreso, leggendo svariati articoli di quotidiani e riviste.
“Stay woke” è una espressione dello slang afro-americano, traducibile con “stai sveglio, stai all’erta, sii consapevole” (dell’oppressione). «In un contesto di lotta in materia di giustizia sociale, questa espressione definisce una persona che è sensibilizzata nei confronti delle ingiustizie che possono verificarsi attorno a lui» (Radio-Canada). Questo slogan venne adottato prima dal movimento Black Lives Matter, per poi estendersi alla lotta contro altre forme di discriminazione, come quelle legate all’orientamento sessuale o all’identità di genere.
Questa nuova onda ideologica si è espressa anche con i gesti simbolici della distruzione o il deturpamento di monumenti di personaggi giudicati razzisti o schiavisti. Nel giugno 2020 furono distrutte molte statue negli USA, tra cui molte di Cristoforo Colombo, cui seguirono molte altre in Inghilterra e altrove nel mondo. Venne di nuovo vandalizzata anche la statua di Indro Montanelli nei giardini pubblici a lui dedicati a Milano.
Collegato almeno in parte a questa onda ideologica è un atteggiamento di censura, che mira a purificare la lingua da ogni espressione che possa suonare razzista, sessista, discriminatoria, giungendo però al paradosso di voler modificare la lingua stessa, in obbedienza a nuovi criteri valoriali.
Personalmente mi ha indispettito ricevere una mail, rivolta a molte persone, intestata “Car* amic*”. E mi dà fastidio che alcuni vogliano rovinare la bella lingua del “bel paese ove il sì suona” con l’introduzione della schwa (ə). Questo simbolo fonetico, dal nome ebraico non c’entra proprio nulla con la declinazione dei sostantivi e degli aggettivi in italiano! Quale discriminazione è l’essere maschio o femmina? L’Accademia della Crusca, in un lungo blog a firma del linguista Paolo D’Achille, si è espressa in modo deciso: «Non esistendo lo schwa nel repertorio dell’italiano standard, non vediamo alcun motivo per introdurlo». Eppure questo progetto ideologico va avanti in tanti paesi del mondo: dal tentativo di introdurre il pronome neutro “iel” in francese all’esistenza del pronome neutro “hen” svedese
inventato dai linguisti negli anni Sessanta ed entrato nel vocabolario e nell’uso nell’ultimo decennio.
Sempre collegato al medesimo atteggiamento, al “wokismo”, è la cosiddetta cancel culture, che punta alla “cancellazione” dal dibattito pubblico di espressioni verbali, libri, opere d’arte, fatti e personaggi storici, e persino persone in carne e ossa, che non si rispetterebbero i diritti delle minoranze Black, LGBTQ+, etc… (ma fino a dove si estende questo “cetera”? Quali altri vengono inclusi nell’esclusione o, se si preferisce, nella tutela?)
Papa Francesco nel discorso di inizio anno 2022 agli ambasciatori ha stigmatizzato la cancel culture sostenendo che «è una forma di colonizzazione ideologica che non lascia spazio alla libertà di espressione»; una colonizzazione «che invade tanti ambiti e istituzioni pubbliche». «In nome della protezione delle diversità, si finisce per cancellare il senso di ogni identità, con il rischio di far tacere le posizioni che difendono un’idea rispettosa ed equilibrata delle varie sensibilità».
«Fate attenzione, vegliate perché non sapete quando è il momento!»: anche questo nostro tempo, forse, soprattutto questo nostro tempo è tempo di vigilanza. Dobbiamo stare all’erta. Il cristiano non vuole discriminare nessuno, perché in ogni persona riconosce un figlio di Dio e un fratello, una sorella. Ma sa anche esercitare il senso critico, per trovare per sé e indicare a tutti la strada della verità. L’invito di san Paolo è sempre attuale anche per noi: «vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1Ts5,21).

Articolo scritto da Don Luca

 

Articolo tratto da “Nuovo Radar – Febbraio 2022”

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